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Tiroide rimedi e consigli

Tiroide: esami, sintomi e quando preoccuparsi

da | Dic 10, 2021

Una piccola ghiandola, con effetti di grandissima portata. Si sente molto spesso, purtroppo non sempre con la giusta competenza, parlare di tiroide e del malessere che può vivere il nostro organismo in presenza di alterazioni del funzionamento di questo fondamentale organo endocrino. L’importanza della ghiandola tiroide è tale da richiedere frequentemente l’intervento di uno specialista: un piccolo ripasso delle sue funzioni e, naturalmente, dei problemi cui più facilmente essa va incontro può tuttavia offrire un utile spunto per mantenere la giusta attenzione nei confronti della salute di questa struttura.

Che cos’è la tiroide?  

La tiroide è un importante ghiandola endocrina situata nella parte anteriore del collo. Essa secerne gli ormoni tiroidei, che hanno effetti rilevanti su tutte le cellule dell’organismo, influenzando soprattutto il metabolismo, la sintesi proteica, lo sviluppo fisico e mentale dell’individuo, l’attività dell’apparato digerente e cardiovascolare. Gli ormoni tiroidei principali sono due:

  • triiodotironina (T3)
  • tiroxina (T4)

Questi vengono creati a partire dallo iodio e dalla tirosina, un amminoacido.

La tiroide produce anche la calcitonina, ormone che svolge un ruolo nella regolazione dei livelli di calcio nel sangue. La secrezione ormonale della tiroide è stimolata dall’ormone tireostimolante o tireotropina (TSH), secreto dall’ipofisi anteriore, che a sua volta è regolata dall’ormone di rilascio della tireotropina (TRH) prodotto dall’ipotalamo.

Problemi alla tiroide  

Purtroppo la tiroide può essere interessata da diverse malattie, responsabili di una vasta gamma di effetti sgradevoli e talora anche molto dannosi per la salute dell’individuo.

Ipertiroidismo

L’ipertiroidismo si verifica quando la ghiandola produce una quantità eccessiva di ormoni tiroidei; un’eccessiva produzione di tali ormoni si manifesta spesso con sintomi aspecifici, tra cui:

  • perdita di peso
  • Esoftalmo
  • aumento dell’appetito
  • Insonnia
  • diminuzione della tolleranza al calore
  • Tremore
  • Palpitazioni
  • Ansia
  • Nervosismo

In alcuni casi, esso può addirittura causare dolore toracico, diarrea, perdita di capelli e debolezza muscolare.

Tiroide ingrossata: cause e sintomi  

Talvolta la ghiandola tiroide può aumentare le proprie dimensioni, non sempre in corrispondenza di un aumento della produzione ormonale. Si parla di gozzo quando l’accrescimento ghiandolare rende l’organo visibile macroscopicamente nella parte anteriore del collo. Tale condizione, che naturalmente può manifestarsi in vari gradi, è solo in alcuni casi attribuibile a una causa immediatamente riconoscibile e, allo stesso modo, può manifestarsi con una sintomatologia di entità variabile.

È sempre utile la valutazione medica di una tiroide ingrossata: per quanto siano relativamente rare le malattie di reale gravità a carico della ghiandola (nel sesso femminile, per esempio, si hanno addirittura frequenti casi di gozzo completamente asintomatici), si tratta di quadri che meritano un controllo ripetuto nel tempo, per evitare di raggiungere volumi eccessivamente elevati, responsabili di maggiori disagi per i pazienti.

Ipotiroidismo  

Al contrario, l’ipotiroidismo è una condizione in cui vi è una produzione insufficiente di ormoni tiroidei. In tutto il mondo, la causa più comune dell’ipotiroidismo è la carenza di iodio; gli ormoni tiroidei sono importanti per lo sviluppo e l’ipotiroidismo secondario dovuto a carenza di iodio rimane la principale causa di invalidità intellettiva prevenibile.

Altre malattie, nelle regioni iodio-sufficienti, possono comunque manifestarsi con i sintomi dell’ipotiroidismo:

  • aumento anormale di peso
  • Stanchezza
  • Stitichezza
  • sanguinamento mestruale molto abbondante
  • perdita di capelli
  • intolleranza al freddo
  • rallentamento della frequenza cardiaca.

L’ipotiroidismo viene spesso efficacemente trattato con la terapia sostitutiva, in cui l’ormone tiroxina viene assunto per via orale per compensare le insufficienti quantità disponibili nel malato. Naturalmente, anche le opportune correzioni alimentari, innanzitutto di iodio, rivestono un’importanza fondamentale.

Tiroide e malattie autoimmuni  

Frequentemente, le alterazioni della tiroide sono dovute a malattie autoimmuni. La malattia di Basedow-Graves, per esempio, è la causa più comune di ipertiroidismo. In questa condizione, per una ragione sconosciuta, si sviluppano autoanticorpi contro il recettore dell’ormone stimolante la tiroide. Questi anticorpi, nella maggioranza dei casi, attivano il recettore, portando allo sviluppo di gozzo e dei sintomi di ipertiroidismo, come intolleranza al calore, perdita di peso, diarrea e palpitazioni; inoltre, può verificarsi una graduale protrusione degli occhi (esoftalmo).

La tiroidite di Hashimoto, altra malattia infiammatoria autoimmune, è la causa più frequente di ipotiroidismo nel mondo sviluppato.

A livello epidemiologico, senza voler approfondire i singoli quadri patologici, si riconosce, in generale, una maggiore incidenza delle alterazioni della tiroide nel sesso femminile.

Anche l’età ha un peso: ad eccezione delle forme congenite, infatti, le principali affezioni della ghiandola emergono con l’aumentare dell’età (40-60 anni). Inoltre, la familiarità e alcuni fattori genetici possono concorrere ad aumentare i rischi di malattia tiroidea.

Gli esami indicati per la tiroide  

È certamente indicato, soprattutto nelle fasce di popolazione a rischio, un controllo della funzione tiroidea, specialmente in presenza di alcuni dei sintomi evidenziati in questa brevissima trattazione.

A livello di laboratorio, i principali esami ematici per valutare la funzionalità della ghiandola comprendono la misurazione dei valori degli ormoni T4 e T3 e TSH, per osservare la presenza di ipertiroidismo o ipotiroidismo; un’eventuale valutazione degli autoanticorpi può aggiungersi, nel sospetto di una forma autoimmune.

Naturalmente, anche gli esami del sangue di base possono avere una grande utilità per evidenziare uno stato infiammatorio, eventuali effetti metabolici delle malattie tiroidee, nonché aspetti di tipo nutrizionale eventualmente correggibili con la dieta o un adeguato stile di vita.

Per quanto riguarda valutazioni di tipo morfologico, invece, certamente un’indagine ecografica consente un’accurata visione di eventuali alterazioni ghiandolari, tra cui i noduli, i quali, pur essendo molto diffusi anche in assenza di grave sintomatologia, e in effetti nella maggioranza dei casi completamente benigni, richiedono spesso un attento inquadramento clinico, accompagnato talvolta da programmi di follow-up distribuiti nel tempo. Altre tecniche di imaging, come la scintigrafia, sono riservate a valutazioni di secondo livello.

Valori tiroide e quando preoccuparsi  

In generale, la patologia della tiroide è in larga misura riconducibile a condizioni di gravità limitata e di sicura correzione: il controllo nel tempo dei valori ematici, espressione della sua corretta funzione, è pertanto mirato soprattutto ad evitare la progressione di eventuali malattie esistenti, innanzitutto per mantenere un elevato livello di benessere nei pazienti con alterazioni ghiandolari.

Ciò non deve, in ogni caso, nascondere il valore di fondamentale importanza che l’organo ha nel garantire il funzionamento efficiente dell’intero organismo: tutte le cellule del nostro corpo, infatti, sono sensibili all’azione degli ormoni tiroidei.

È corretto rimandare alla valutazione clinica l’interpretazione dei valori ormonali riscontrati al prelievo ematico: la tiroide, infatti, è spesso colpita da affezioni ad andamento variabile, nei valori di laboratorio così come nei sintomi eventualmente avvertiti dal paziente. Non secondariamente, anche altre ghiandole ed organi possono esercitare una spiccata influenza sulla corretta funzione ghiandolare.

In assoluto, i valori degli ormoni in circolo, T3 e T4 (quasi sempre misurati come frazione libera – fT3 e fT4 – con livelli che, pur variabili tra i vari laboratori, oscillano rispettivamente tra 2.3 e 4.2 pg/mL e tra 8.9 e 17.6 pg/mL), e quelli del TSH (secreto dall’ipofisi, di norma tra 0.2 e 4.8 µIU/mL) tendono a bilanciarsi, poiché quest’ultimo influenza la produzione dei primi due.

Salute e stile di vita  

In generale, un corretto apporto di iodio (peraltro spesso aggiunto agli alimenti di uso quotidiano) rappresenta un fondamentale elemento di prevenzione delle principali condizioni di squilibrio della fisiologica attività ghiandolare: tale sostanza è infatti un componente essenziale degli ormoni tiroidei, i quali devono essere prodotti in quantità sufficiente, per evitare gli effetti carenziali su tutte le cellule dell’organismo. Nel caso la correzione degli stili di vita e del regime dietetico non fosse sufficiente a compensare le alterazioni riscontrate, numerose terapie mediche e chirurgiche possono risultare curative delle patologie emerse.

In caso di ipotiroidismo, è possibile, come già accennato, valutare una terapia sostitutiva con ormoni tiroidei, tipicamente levotiroxina (T4), per ripristinare i corretti livelli nel circolo.

In presenza di ipertiroidismo, varie forme sono sensibili al trattamento medico, con varie molecole dotate di una marcata attività di soppressione della ghiandola tiroidea. In casi particolari, ma solo dopo attenta valutazione specialistica, il ricorso alla terapia chirurgica per rimuovere parzialmente o totalmente l’organo può rappresentare una soluzione definitiva, naturalmente considerando con attenzione i rischi e i benefici per la persona, nonché le opportune, inevitabili integrazioni ormonali necessarie a sopperire a vita alla mancanza della ghiandola asportata.