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Tutto quello che c’è da sapere sull’esame dell’emocromo: dai valori più comuni alle casistiche

da | Feb 7, 2022

L’esame emocromocitometrico, nel linguaggio corrente detto emocromo, è la valutazione dei parametri principali delle cellule presenti nel nostro sangue: come dice la parola stessa, si tratta infatti della conta delle tre diverse linee cellulari circolanti:

  • gli eritrociti (globuli rossi)
  • i leucociti (globuli bianchi)
  • i trombociti, ovvero le piastrine.

Di questi elementi sono poi misurati aspetti specifici, come le dimensioni medie o il contenuto in emoglobina (fondamentale per la diagnosi di anemia) dei globuli rossi, oppure il numero e il rapporto quantitativo dei differenti sottotipi dei globuli bianchi (la cosiddetta formula leucocitaria).

Che cos’è l’emocromo? 

Si tratta di un esame semplice da eseguire, essendo un normale prelievo ematico, eppure, se interpretato con la dovuta cura, è uno degli strumenti più utili alla diagnosi di moltissime patologie, dalle anemie alle neoplasie ematologiche, alle infezioni, agli stati infiammatori, nonché ad un grande numero di carenze nutrizionali o metaboliche.

Ulteriore vantaggio risiede nella velocità di esecuzione e nel costo estremamente ridotto della pratica, caratteristica particolarmente favorevole per il monitoraggio nel tempo di tutte le condizioni elencate.

Emocromo completo: ecco cosa comprende

Nel dettaglio, le principali alterazioni di un esame emocromocitometrico possono essere spia di altrettante sospette condizioni di malattia. Il cosiddetto emocromo completo con formula comprende:

GB – Globuli Bianchi (White Blood Cells – WBC): la conta del numero di globuli bianchi per mm3 (o microlitro, µL), con valori normalmente compresi tra 4000 e 10000; un eccesso indica leucocitosi, una carenza indica neutropenia;

GR – Globuli Rossi (Red Blood Cells – RBC): la conta del numero di globuli rossi per mm3 (o microlitro, µL), con valori normalmente compresi tra 4,5 e 5 milioni nel sesso maschile, tra 4 e 4,5 nel sesso femminile; un eccesso indica poliglobulia;

Hb – Emoglobina (Haemoglobin): la quantità di emoglobina nel sangue, espressa in grammi per decilitro (dL) o per litro (L), i cui valori di norma oscillano tra 12 e 16 g/d nelle donne, tra 13 e 18 g/dL negli uomini; una carenza orienta verso la diagnosi di anemia;

HCT – Ematocrito (Haematocrit): il volume occupato dalla parte corpuscolare del sangue (le cellule) separata dal plasma, espresso in percentuale; un eccesso indica poliglobulia, i valori normalmente sono compresi tra 40 e 48 nel sesso maschile, tra 36 e 47 nel sesso femminile;

MCV – Volume Corpuscolare Medio (Mean Corpuscular Volume): il volume medio dei globuli rossi circolanti, espressione del rapporto tra ematocrito e conta dei globuli rossi; è espresso in femtolitri con valori normalmente compresi tra 80 e 100 fL, un valore inferiore è segno di microcitosi, un valore superiore di macrocitosi;

MCH – Contenuto Cellulare Medio di emoglobina (Mean Corpuscular Haemoglobin): la quantità media di emoglobina presente in ogni globulo rosso, esprime il rapporto tra Hb e conta dei globuli rossi; i valori sono normalmente compresi tra 25 e 35 picogrammi (pg);

MCHC – Concentrazione Cellulare Media di Emoglobina (Mean Corpuscular Haemoglobin Concentration): la concentrazione media di emoglobina in un dL di globuli rossi, specchio dei rapporti tra MCV e MCH, nonché tra Hb e Ht; i valori normali sono compresi tra 31 e 37 g/dL;

RDW – Ampiezza della Distribuzione Eritrocitaria (Red cells Dispersion Width): indica l’ampiezza della distribuzione del volume dei globuli rossi intorno al loro valore medio; è espresso in percentuale, con oscillazioni comprese normalmente tra 11,5 e 14,5%, valori superiori sono indice di anisocitosi;

PLT – Piastrine (Platelets): la conta del numero di piastrine presenti nel campione, per mm3; i valori normali oscillano tra 150000 e 400000, un eccesso indica trombocitosi, un valore inferiore indica piastrinopenia;

MPV – Volume Piastrinico Medio (Mean Platelet Volume): indica il volume medio delle singole piastrine;

Formula Leucocitaria: esprime le quantità relative, espresse in percentuale, delle varie tipologie di globuli bianchi presenti nel campione; i granulociti neutrofili sono normalmente la popolazione prevalente (tra il 40 e il 70%), seguiti da linfociti (tra il 20 e il 40%), monociti (3-8%), granulociti eosinofili (circa il 3%) e basofili (meno dell’1%).  Spesso è indicato anche il valore assoluto delle popolazioni cellulari, per distinguere reali  alterazioni quantitative dei vari tipi di cellule (variazioni assolute) dalle variazioni relative,  che risentono dell’influenza di tutte le altre tipologie di globuli bianchi: normalmente, i  neutrofili sono presenti in quantità comprese tra 2500 e 7500 per mm3, i linfociti tra 1300  e 4000 per mm3, i monociti tra 150 e 900 per mm3, gli eosinofili tra 50 e 500 per mm3 e i  basofili tra 10 e 150 per mm3.

Esame dell’emocromo: a chi è consigliato?

La straordinaria gamma di valori misurata dall’esame emocromocitometrico rende tale controllo di estrema utilità nella valutazione di patologie, non solo ematologiche: anemie, spesso dovute a carenza vitaminica o di ferro, malattie infettive, alterazioni del midollo osseo, malattie autoimmuni e condizioni infiammatorie in genere, allergie.

E’ sempre importante ricordare che i valori possono essere molto diversi tra i vari individui; anche i singoli laboratori possono adottare soglie di valutazione differenti.  Diviene quindi fondamentale sottoporre a valutazione medica qualsiasi risultato: il professionista sa valutare la necessità di eventuali approfondimenti diagnostici, nonché l’opportunità di confrontare i risultati con quelli di esami svolti in precedenza.

Emocromo e patologie

Moltissime sono le situazioni in cui è utile una valutazione dell’esame emocromocitometrico per avere una fotografia delle condizioni del proprio sangue (crasi ematica).

Ciò non deve ridurre il valore del test solo a quello di un controllo di routine: per esempio, la valutazione delle anemie, pur richiedendo talvolta un giudizio specialistico, è spesso completamente definita proprio con un emocromo. In particolare, il riscontro di microcitosi (ridotta dimensione dei globuli rossi) è frequentemente associato alle anemie da carenza di ferro, mentre la macrocitosi (aumentata dimensione dei globuli rossi) orienta la diagnosi verso la carenza di vitamina B12 e folati; quadri di marcata anisocitosi (differenza di dimensioni tra i singoli globuli rossi) possono infine suggerire al medico l’indagine di forme ereditarie come l’anemia mediterranea.

Guardando invece ai globuli bianchi, è possibile avere molte informazioni su eventuali infezioni in corso. Una malattia infettiva di natura batterica, ad esempio, nella maggior parte dei casi è accompagnata da un aumento dei granulociti neutrofili; per contro, una forma virale offre spesso riscontri di linfocitosi (aumento assoluto/relativo dei linfociti circolanti); una condizione allergica, infine, è spesso associata al riscontro di un aumento dei granulociti eosinofili.

Anche i principali disturbi della coagulazione del sangue richiedono in prima battuta un emocromo: spesso, infatti, in questi casi si rileva piastrinopenia (ridotto numero di piastrine circolanti) oppure un’alterazione dell’MPV (volume piastrinico medio).

In generale, situazioni che presentano l’alterazione di più popolazioni cellulari (globuli rossi, bianchi e piastrine), richiedono necessariamente una valutazione completa e approfondita attraverso esami di laboratorio e strumentali, sotto l’attenta guida di una figura qualificata.

Conclusioni sull’emocromo

In conclusione, l’emocromo è sicuramente un esame fondamentale per avere un primo colpo d’occhio sulla propria salute, per un controllo generale come per rilevare eventuali “campanelli di allarme”.

E’ raccomandabile eseguire periodicamente analisi del sangue, sempre sottoponendole alla valutazione del medico di medicina generale; in particolare, si deve programmare con cura la frequenza dei controlli in presenza di condizioni di patologie croniche oppure nelle fasce di età più a rischio.

Infine, bisogna sempre ricordare che – nonostante si parli spesso di valori “normali”, “alti” o “bassi”, i singoli laboratori possono adottare diverse soglie di definizione dei propri valori di riferimento ed esiste un’ampia variabilità individuale nei risultati, che talvolta può giustificare anche alterazioni al di fuori degli intervalli del laboratorio. La valutazione medica è quindi fondamentale anche per scongiurare inutili preoccupazioni.